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June 24 Il Frutto MaturoCome un frutto maturo è l’amore in me. Attende da tempo le mani premurose di una donna che sappia coglierlo e cibarsene appieno. A volte mi guardo intorno e mi accorgo che molte sono le maschere indossate dalle fanciulle. Credo di aver trovato in esse l’amore da sempre atteso. Poi, con un gesto simile a quello di un attore di pantomima, che sveste il suo trucco a fine spettacolo, esse mi mostrano il loro vero volto. Troppe volte ho visto, in quei visi, la struggente falsità di chi si accontenta di un falso amore che da qualcuno le viene donato. Così, cogitabondo, mi fermo a fissare quell’immagine e, nella mia mente entropica, le visioni errate degli istanti futuri condivisi con essa, cadono come pioggia di macigni, e non c’è riparo per la mia anima. Eppure il mio frutto è maturo. Esso, come un seme al termine del suo ciclo vitale, ha dovuto affrontare tutte le stagioni, imparando a ripararsi dal freddo, quando le intemperie della vita lo minacciavano da ogni dove; dissetarsi nell’arsura estiva, quando di acqua ne pioveva poca, attingendo le sue radici nella linfa vitale attraverso il terreno, ed io nella realtà l’ho imitato dissetandomi di ricordi. Quando, divenuto ormai frutto, il vento intimidiva il suo gracile picciolo che lo teneva saldo all’albero, esso lo ha rinforzato. Ora le stagioni sono passate, gli errori commessi sono stati curati, come lo sono stati anche i torti subiti, per non inciampare su granelli di sabbia nel sentiero del mio futuro, credendoli ciottoli come ho fatto in passato. Guardando alle spalle della mia vita, comprendo di essere stato bambino anche quando credevo di essere divenuto uomo. Le tue mani sono tese verso il mio amore, come quelle di una donna dei campi, pronta a cogliere il frutto che ha curato con pazienza. Vedo nei tuoi occhi la passione, quella che raramente viene donata, come si fa per un oggetto che pur effimero nel suo valore materiale è inestimabile nell’affetto. Scorgo mondi inesplorati che solo tu sapresti mostrarmi e dei quali voglio farne parte, perché in essi vedo disseminata la polvere della tua vita, di cui vorrei riempirmene le mani ed il cuore. I dolori del tuo spirito hanno segnato il tuo aspetto, ed è poggiandoci le labbra che voglio curare le rughe che hai nell’anima, ridonandole la giovinezza eterna che solo le delusioni della vita possono privarcene. Ma tu sei destinata alla gioia. A volte capita che il mio sguardo materiale subentri a quello spirituale, contornando il corpo, di chi mi è davanti, di giudizi esigui ed inutili. Perché con te non accade ancora questo? Sei forse giunta dinanzi a me solo con il tuo soffio vitale? Ti prego, non far si che le tue mani non colgano il mio amore, perché come ogni frutto cade dall’albero quando è maturo se non raccolto da mani amorevoli, così accadrà alla mia vita. Basterà il tuo fugace movimento a dare vita ad un alito di vento che mi staccherà dall’albero, perché per me esso, in questo momento della mia esistenza, sarà paragonabile ad un ciclone. Cadrò a terra, e lì inaridirò velocemente come farà ogni mia speranza di donarti il mio amore. Ti prego, coglimi!
Gnostikman June 08 Mi arrendo, sei libera!Elevati al cielo, te lo sto chiedendo con tutto me stesso.
Fai in modo che il mio corpo appassisca in un istante,
e renda piu facile il tuo cammino verso Dio.
Sciogli tutto quello che in me rende difficile questo percorso.
Uccidimi nel silenzio di un dolore lancinante
in modo che le mie urla le possano ascoltare angeli ribelli
e incatenino il mio corpo nel loro regno.
Ma tu, tu che puoi e devi, fuggi lontana,
non meriti una vita come questa che ti sto donando io.
Hai la grazia del divino in te, ma io ti insegno a peccare.
Hai la speranza di purificarti, ma io oltraggio il tuo essere.
Puoi volare in ogni dove, ma io ti impedisco di arrivare alla luce.
Ti prego ascoltami, vola lontana...
..fai in modo che il mio corpo appassisca in un istante!
Gnostikman June 03 A Pasqule, il nostro maestro di Chiarinevoi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma cme potreste trovarlo se non cercandolo nel cuore della vita?
il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi nel giorno, non può svelare il mistero delle luce.
se voi volete davvero scrutare lo spririto della morte, aprite il vostro cuore appieno al cuore della vita.
poiché vita e morte sono una cosa sola, così come il fiume e il mare lo sono.
nella profondità delle vostre speranze e dei vostri desideri sta la vostra silente conoscenza dell'aldilà.
e come semi che sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
credete nei sogni, poiché in essi è nascosta la porta dell'eternità.
il vostro timore della morte è solo il tremore del pastore quando sta davanti al re che posa la mano su di lui in segno d'onore.
non è il pastore gioioso del suo tremito, poiché egli porterà il segno del re?
e ancora, non è più presete del suo tremito?
ma cos'è morire se non restare nudi nel vento e sciogliersi nel sole?
e cos'è cessare di espirare se non liberare il respiro della propria inquieta marea, in modo che possa sorgere ed espandersi e cercare il Dio illuminato?
solo qndo berrete dal fiume del silenzio potrte cantare veramente.
e quando avrete raggiunto il vertice della montagna allora potrete iniziare la salita.
e quando la terra reclamerà le vostre spoglie, allora voi danzerete veramente.
Gibran June 01 dov'è il campo in cui ho seminato?un giorno i miei genitori mi donarono un piccolo pezzo di terreno.
mi dissero che avrei dovuto prendermene cura per tutta la vita e,
anche se piccolo, non mi sarei dovuto preoccupare, mi sarebbe bastato.
mi insegnarono a seminare aiutandomi con i primi semi e mi dissero
di stare in pace con i proprietari dei terreni confinanti al mio,
di rispettarli, di aiutarli in caso di bisogno, poi tornarono al loro orto.
iniziai a seminare e ben presto mi ritrovai a finire il mio lavoro.
ogni buca era stata riempita da una manciata di semi.
durante il mio lavoro notai che i miei vicini erano in difficoltà,
così lasciai la mia terra ed iniziai ad aiutarli.
non una pietra, non un albero segnava il nostro confine,
la fiducia reciproca bastava per non dover ricorrere a recinti.
il mio sguardo si allungò oltre, scrutando altre persone in difficoltà.
andai e le aiutai...così feci con molte altre.
ogni campo aveva ormai semi poggiati con le mie stesse mani...
..un giorno, forse, resimi attraverso i frutti da loro nati come ricompensa.
mi allontanai così tanto dal mio campo, che venne il tempo della raccolta
ed io dovevo assolutamente riprendere la strada del ritorno.
camminai per molto tempo alla ricerca del mio terreno,
ma mi accorsi presto che lo avevo perso, ormai nascosto nei confini inesistenti.
chiesi a qualcuno: "dov'è il campo in cui ho seminato?",
ma le stesse persone a cui diedi aiuto, girarono il loro volto e se ne andarono.
ora per vivere sono costretto a rubare qualche frutto o qualche ortaggio.
ma non passerà molto tempo prima che qualcuno se ne accorga...
..morirò di stenti, pur avendo seminato piu di tutti!
Gnostikman
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